Il trattamento del disturbo bipolare nella fase acuta presenta peculiari aspetti di difficoltà di gestione per problematiche relative ad una corretta procedura diagnostica e terapeutica. tale complessità presenta evidenti ricadute in termini di rischio e di responsabilità sia per il medico che per il paziente. le complessità di gestione della corretta attribuzione diagnostica e terapeutica rischia spesso di creare profili di rischio che vedono contrapposto il medico al suo paziente rendendo inevitabilmente più difficile l'inizio di una relazione di cura, rendendo più frequenti nei medici comportamenti volti alla cura di propri timori. la gestione di una condizione di grave agitazione frequente nella fase maniacale o nello stato misto, la necessità di indurre una veloce sedazione, possono portare all'utilizzo di trattamenti farmacologici non indicati per tale disturbo. per il paziente l'utilizzo di classici antipsicotici, per esempio, se pur associato ad una veloce remissione, aumenta il rischio di scatenare fasi depressive, di andare incontro ad effetti indesiderati di breve e lungo periodo (dalle distonie acute alla discinesia tardiva). la necessità di evitare comportamenti autolesivi in soggetti in fase depressiva o mista porta può portare a volte all'eccesso di mezzi di tutela (farmacologici o meccanici). spesso l'interesse del medico e del paziente in queste situazioni non rappresentano aree sovrapposte ma sfere con minimi punti di contatto. tale condizione aumenta enormemente il rischio di errore clinico per il medico, di scarsa adesione ai trattamenti per il paziente e ad un aumento della conflittualità che a volte a termine nelle aule dei tribunali. si ritiene pertanto utile approfondire tali aspetti sulle varie fasi della cura, sia dal punto di vista del medico che del paziente.